Post

io, le Olimpiadi di Mexico 68 e il pugno chiuso.

Immagine
16 ottobre 1968 - 16 ottobre 2017 Città del Messico, 1968 Alla fine, hanno vinto loro. Tutti e tre, compreso Peter Norman, il bianco, solidale con Tommie Smith e John Carlos, tanto da indossare anche lui, sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico, il distintivo dell'Olympic Project for Human Rights. Non il guanto nero, ma solo perché ce n’erano in tutto due: uno dei due velocisti americani aveva dimenticato il suo paio negli spogliatoi e proprio Norman suggerì loro di fare un guanto per uno, rimanen do lui senza. E questa è naturalmente la ragione per cui uno alza il pugno sinistro e uno il pugno destro. Il tempo fatto segnare da Norman, medaglia d’argento, è ancora oggi record australiano. Tutti e tre furono cacciati dalle rispettive federazioni. Tutti e tre subirono pesanti conseguenze nella vita sociale e lavorativa. Soltanto che i due neri potevano spalleggiarsi tra loro e sopportare in due mentre il bianco combatteva da ...

Io, il Frecciarossa, il piatto di carta e le tare discordanti.

Immagine
Roma-Milano 4 ottobre 2017 Oggi, a pranzo sul treno, e già l’inizio non è esaltante, aggiungiamoci pure la dieta, ho ordinato una insalata e un piatto di prosciutto crudo. Quindi mi sono seduto davanti al finestrino con panorama scorrevole, secondo, in quanto a potere ipnotico solo all’oblò della lavatrice in azione mentre fa il bucato, e ho mangiato guardando la pianura e le sue cascine arrivare da destra e riallontanarsi a sinistra a trecento all’ora. Nel vassoietto c’erano i due piatti di carta, uno con l’insalata e uno con il prosciutto, le due mini bottigline di olio e aceto, la bustina con il sale, la lattina di coca zero, il bicchiere di plastica e la bustina con il completo posate-salviettina. Tutto occhèi, tutto è filato liscio fino alla fine. Chi mi conosce potrà immaginare quanto dura sia stata la fatica per procedere in maniera paritaria e parallela fra il consumo di insalata mista, compresi i mille capellini arancioni di carota, e quello delle fette di...

io, il Benelli 49 America del '66, e gli schiaffoni di Padre Amodio

Immagine
Napoli, dicembre 2016 Oggi ho quattordici anni. Posillipo. Il sole incomincia a scendere e i colori diventano più belli. È il momento giusto per il giro di collaudo sul glorioso motorino Benelli 49 America del 1966, rimasto nella cantina di Antonella a Roma per quarant'anni tondi. Era un bel concentrato di ruggine e c'è voluto un notevole sforzo di fantasia per immaginarne un suo ritorno in attività. Dopo la ricerca dei ricambi e il lavoro di Raffaele il meccanico di Largo Sermoneta, eccoci la prima passeggiata. Via Posillipo è la strada che, su un motorino simile, ho fatto tutti i giorni per cinque anni, andando a scuola, dal 74 al 78. Oggi capisco che sopravvivere a queste buche, questi tombini, questa sella scomoda, questa scatola del cambio approssimativa, questi freni poco volenterosi, e tutto per andare ad istruirsi a suon di schiaffoni analogici nelle ore di matematica del Prof Padre Amodio, è stato un vero atto di eroismo. Conosco questa s...

io, la chitarra smarrita, il nord, il sud e la corda Mi Basso

Immagine
Napoli, luglio 2017   Nei primi giorni di agosto, una mia amica, in arrivo dal nord, trascorrerà qualche giorno nella mia micro casa di Napoli. Il sindaco non lo sa ma meriterei una medaglia o almeno un’onoreficenza (Cavaliere dei Campi Flegrei, Commendatore di Forcella, Benemerito della Finestrella di Marechiaro) per l’opera di divulgazione turistica, culturale e gastronomica che svolgo con sincero entusiasmo offrendo agli amici il piacere di poter stare qualche giorno con il mare di fronte e una città viva e propositiva alle spalle.   Nell’ultima giornata trascorsa nella casetta, ho cercato di combattere un corpo a corpo con l’entropia che trova in questo luogo, pur all'apparenza così piccolo, il rifugio ideale, per lasciare tutto in condizioni di sufficiente presentabilità. Ad un certo punto, l’occhio mi cade sulla chitarra nell’angolo, a destra della finestra: una classica da studio del 1973, Made in Brazil, proveniente dalla fabbrica di ...

io, Roger Moore e la targa personalizzata.

Immagine
Marzo 2017. Caro Roger Moore,   voglio essere sincero con te: in "Attenti a quei due", la macchina più bella, parliamoci chiaro, era la Ferrari 246 GT targata Modena del tuo socio Danny Wylde (Tony Curtis).       la tua... la tua aveva una caratteristica che la rendeva speciale ai miei occhi di bambino: le iniziali del tuo personaggio, Brett Sinclair, sulla targa: BS1.   Ho inseguito questo sogno per anni: in Italia era prima vietato e oggi molto difficile avere una targa personalizzata. Alla fine, sono riuscito ad avere anche io le mie iniziali.   Certo, la macchina è leggermente meno prestigiosa della tua Aston Martin ma ogni volta che guardo la targa, non ci crederai, penso a te. Davvero. E canticchio fra me la musichetta della sigla. Buon viaggio, Lord Brett Sinclair.   "Attenti a Quei Due", sigla  

io, le foto di famiglia e Zi’ Teresa

Immagine
Roma, 2016.       Farsi invitare a pranzo da mamma Cassini.   Decidere di aprire la scatola di latta delle vecchie foto di famiglia.   Guardare una foto in bianco e nero di papà Cassini a Napoli, a un pranzo di lavoro di 55 anni fa.   Scorrere le foto dell ' iPhone e scoprire che tre mesi fa, al compleanno di mamma Cassini, abbiamo scelto inconsapevolmente lo stesso ristorante e lo stesso tavolo.   Nessuno di noi era  MAI stato lì prima, da Zi' Teresa.   A quel posto, ha deciso di sedersi il mio papà.   A quel posto, mezzo secolo dopo, ha deciso di sedersi Marco, mio fratello.       Per colpa di un incidente d'auto, avvenuto nel 1970, Marco e papà non si sono mai conosciuti.   Memoria, curiosità, scoperta e sorpresa costruiscono sempre belle storie.   Per non parlare delle pizzelle imbottite di mamma Cassini.